le fatescappate




Le fate scappate è un piccolo mondo tra montagne e boschi incantati dove,con carte,stoffe,perline e merletti ,le fate danno vita ad allegre magie...


Montese.Modena.Italy

mercoledì 23 settembre 2015

storie



"Ci sono incontri che ti cambiano la vita.
Persone straordinarie che ti comunicano qualcosa che entra a far parte di te.
 A volte sono stimoli, a volte dubbi, a volte idee.
Emozioni, storie, passioni.
A volte sono un pugno nello stomaco che ti toglie il fiato,
che ti lascia dentro una rabbia e un senso d'ingiustizia subito intollerente,
ingiusta.
Questo, per me, è stata Tina Merlin.
Non l'ho mai conosciuta di persona, ma l'incontro c'è stato ugualmente attraverso le pagine di questo libro.

Le storie non esistono finché non c'è qualcuno che le racconta
La tragedia del Vajont esisteva,
eccome!
..."
 tratto dalla prefazione
 di
Marco Paolini
a
"Sulla pelle viva
Come si costruisce una catastrofe.
Il caso del Vajont"
di 
Tina Merlin

 



e
le storie entrano nel cuore
in molti,
diversi modi.
la voce narrante può cambiare
ed 
a volte
è 
il silenzio a raccontare
...

ci son storie che ascolti da sempre,
storie
trovan voce in un fruscio di foglia,
in una scintilla nel camino,
in una sera,
guardando vecchie foto.
son le storie del nostro babbo,
dei suoi vent'anni,
dove la fatica della naja incontrava 
zaini pesanti e treni,
risa e bevute,
muli dal morso facile e vecchi scarponi,
neve
 e
nere piume svettanti sul cappello
...
ci son storie che conosci a memoria
e
a memoria ne conosci i protagonosti
...




ci son storie
che
non ti hanno mai raccontato,
per dolore
o
sconcerto,
ci son storie
che
ti vengono a cercare,
che
entran di botto,
come un pugno nello stomaco,
magari 
quando
tu hai diciassette anni,
e
nel camino una scintilla gioca.
storie
che
da sempre  ti stavan ad aspettare,
su quegli stessi binari
 che,
percorreva il tuo babbo 

poco importa se la voce che le racconta non la conosci,
poco importa
se quel menestrello non è seduto vicino al camino con te,
poco importa se ti parla da una scatola,
importa poco, 
perchè parla con te,
a te
poco importa perché il tuo babbo, 
lui sì,
è
vicino a te 
e
dice:
"Longarone,mi ricordo...
era sulla strada del treno,
per arrivvare lassù..."
poco importa,
perchè
quel menestrello 
ci tenne tutti davanti a quella scatola,
vicini,
ad ascoltare 
una storia che 
per la mia mamma ed il mio papà
 era già stata
dolore,
sconcerto,
era già stata un pugno
che per me 
lo era,
quella sera,
 per la prima volta

...

è 
la storia delle Alpi
che abbraccian Belluno e Pordenone,
è
la storia di monti 
che hanno 
visto il mio babbo a ventanni nel '58
la tragedia,
poco dopo,
nel '63

su quei monti,
qualche anno fa,
eravamo già state,
durante un'altra pausetta ri-creativa,
eravamo già
state lassù,
ripercorrendo i passi di quei vecchi scarponi
fermandoci 
su 
quella strada,
immobili,
a guardare,
in silenzio,
quei  binari
...





ma ancora, 
nel cuore sentivamo di dover andare,

e
 durante questa nostra pausetta 
siam ripartite

perchè ci son storie che entran a far parte di te


storie che,
 a volte,
ti parlan in silenzio











il silenzio che ti parla 
nelle pietre,
un silenzio che è colmo 
di parole non dette,
di sogni non sognati,
di vita che non ha potuto vivere.

il silenzio che ti parla 
di acqua e di monti che si sgretolano,
di acqua che,
per miracolo ti lascia vivo
ma 
ti strappa tutto.


silenzio che parla di una notte di ottobre,
di case che non puoi più abitare,
di radici che si strappano 






pietre che ti parlano, 
in silenzio,
del coraggio di crederci ancora,
sempre

di non fermarsi mai.

pietre 
che diventan sorriso 
gentilezza
 ed
a quel panino rigalan un meraviglioso sapore

quello 
di una vita che ancora c'è

...




che non vuole,
non può
dimenticare,
che deve 
vivere 
raccontare

26maggio2007 tendo l'orecchio e sento il passo dei ricordi della perduta casa solo una pietra cerco M.C.

se c'è qualcosa che può sostiuire l'amore questa è la memoria












ed
in questa nostra pausetta
abbiam incontrato un'altra storia,
ed
 un altro libro che la racconta

 è la storia di Marinella,
del suo quaderno di scuola,
 trovato 
nel fango 
dopo quella notte 
del

9 ottobre 1963, 


quando un'onda altissima,
provocata da una frana di 
 270 milioni di metri cubi di pietra
 e
terra si stacca dal monte Toc 
e
precipita  
nella diga del Vajont.
quell'onda  colpisce le frazioni basse di Erto,
portando via  tutto quello che trova.
poi supera la diga 
precipita nella valle del Piave.
 Longarone
viene travolta
e con lei le frazioni di Rivalta,Pirago,Faè,Villanova,
la parte bassa si Codissago e Vajont.
quell'onda 
che
uccise lei 
ed 
altre 2000 vite
...
gli abitanti
del comune di Erto e Casso 
vennero allontanati
DOPO
quella notte,
persone sfollate nei paesi e nelle città 
limitrofe.

Profughi
 

solo anni dopo 
poterono
tornare


 solo dopo 
poteron tentare di ripartire da lì,
da e su
 quelle montagne,
per cercar ricordi in pietre,
per 
ricominciare



"Le duemila persone che "dormono"sulla collina di Fortogna non sono vittime di una catastrofe naturale,
di un evento imprevedibile causato dalla natura.
Sono morte in una terribile sera di  ottobre per un disastro provocato da uomini che hanno anteposto alla vita i propri interessi

una smisurata sete di guadagno.
Uomini accecati dal desiderio di potere e di prestigio si sono rifiutati di guardare e 
capire ciò che la natura continuava a dire loro,
col suo linguaggio muto,
 ma comprensibile.
Più di una volta, prima del completamento della diga del Vajont,
il monte Toc aveva cominciato a franare e più di una volta boati e scosse avevano avvisato che il territorio stava soffrendo.

...

Le proteste dei contadini di  Erto e Casso,
le denunce della giornalista Tina Merlin,
i timori della gente di Longarone;
le relazioni di alcuni geologi che dimostravano come
 la frana del Vajont 
fosse innarrestabile,
gli esperimenti realizzati prima del collaudo della diga che annunciavano un gravissimo pericolo
non convinsero 
i responsabili del progetto a rinunciare.

A fermarsi.
A fare un passo indietro.
A salvare duemila vite.

Una storia triste, vero?
Che ci auguriamo non possa ripetersi più.
Anche se spesso,oggi, abbiamo notizia di progetti e interventi sul territorio che  lo snatureranno per sempre,
che ne cambieranno il profilo e il delicato ecosistema.
Chissà se saremo capaci di imparare a rispettare la natura,
la nostra casa Terra e i suoi abitanti.

Marinella vorrebbe che questo desiderio diventasse realtà.

I suoi sogni, la sua allegria, il suo sorriso sono stati travolti anche da un'onda di egoismo.

Ma lei ci ha lasciato una traccia di sè.

Le sue parole scritte su un quaderno di scuola sono sopravvissute.

E sono sopravvissuti i suoi pensieri, il suo entusiasmo, il suo ottimismo.

Io sono convinta che Marinella possa sorridere ancora in ciascuno di noi.

Quando non tradiamo le cose belle che la vita 
e
 la natura ci mettono a disposizione.

Quando
ci rallegriamo per il sole, per il volo di una rondine,
per il profumo di una giornata appena iniziata.

Quando rispettiamo chi ci sta vicino,

chi arriva da lontano,
quando rispettiamo 
la terra, l'acqua, l'aria che ci nutrono.

Quando facciamo progetti senza dimenticare il valore dell'equilibrio."
 tratto da

"La storia di Marinella.
una bambina del Vajont" 
  
-Emanuela Da Ros-




le nostre pausette ri-creative,
spesso raccontan storie
spesso parlano di passi da camminare
...
spesso
in quel bisogno di andare c'è il desiderio di tornare
e
tornando 
di raccontare ancora  



il menestrello che in quella sera ci parlò era Marco PAOLINI
"VAJONT 9 ottobre '63 orazione civile"
 
 




sabato 8 agosto 2015

Pezzetti di pizzo


una vecchia soffitta,
un luogo del cuore,
dove immaginare
e
fantasticare
...
un posticino
dove
immaginare
significa
cercare,
dove
cercarcando
si può
trovare
...
 quello che oggi abbiamo trovato
sono
pezzetti di pizzo
...







pezzetti di pizzo
e
perline

che
son diventate 
collane,
orecchini
e
bigliettini
...

pezzetti di pizzo
che
raccontano
frammenti di vita
in continua evoluzione
...
cucendo 
ed 
incollando
ci scopriamo
a domandarci
 chi indossò
quel bottone,
chi sorrise 
in quella fotografia,
quale incredibile emozione
fece trepidare
il cuore
sfiorato da quel pizzo


collane che raccontano 
ed
immaginano
altri
sorrisi 
altri
sospiri,
partire 
da questa
nostra piccola soffitta



L

giovedì 6 agosto 2015

Magie e follie


Come promesso eccoci qua,
pronte a raccontarvi
quello che succede
nel nostro 
piccolo
angolo di mondo


"scusa,Betta,se te lo diciamo,
ma è un po' invernale,
la tua vetrina
..."
"invernale?
C'è il mare!"

"sì, ma a noi l'azzurro non piace"

"bhe',  se è così,
domani,
se vi va,
la potete cambiare..."





E così,
Chicca e Benedetta
son diventate 
vetriniste,
innondando il nostro mondo 
di
colori
e
risate


se fuori esplodeva
l'estate,
dentro 
si sentiva uno strano scampanellio
e
sul viso
ci sembrava di sentire
candidi,gelati
fiocchi di neve
:
le magie
e
le follie 
del 
nostro piccolo angolo di mondo
















domenica 2 agosto 2015

Dovevamo scrivere...

Oggi solo parole,
avremmo tante cose da mostrarvi,
presto,
lo promettiamo,
lo faremo
:
corsi,carte,colori,perline
...
presto,
lo promettiamo,
lo faremo,
ma
 è estate
da queste parti
accadono cose strane,
mentre
le giornate si allungano
i minuti si accorciano
...
eppure,
oggi,
dobbiamo scrivere,
ci conoscete,
è un'esigenza.


35anni,
una vita,
la nostra.
35anni
fatti d'incontri
e
racconti,
racconti ed incontri 
che son diventati 
parte di noi,
le nostre mani,
le nostre gambe,
i nostri occhi.
incontri e racconti
che son diventati 
ricordi,
frammenti di vita,
la nostra.

35anni,
se la nostra mente non può ricordare,
noi siam nate in marzo,
eravamo troppo piccine per ricordare 
quel giorno d'agosto

il nostro cuore lo può fare,
il nostro cuore ricorda
:
Non c'ero
ma
ricordo


e
ricordiamo il silenzio esplodere nella stalla,
ricordiamo
quella voce alla radio
che interrompeva la musica
per dirci 
che 
l'orrore era esploso in quella città,
in quella città,
che tanto amavamo,
in quella città
 che era stata la compagna 
dei nostri vent'anni,
che oggi,
da questi monti,
sentiamo 
urlare e piangere
...
l'orrore 
era 
esploso a Bologna
...
sentiamo le sirene,
sentiamo la polvere stringerci la gola,
sentiamo le urla disperate,
ci sono sangue e frammenti
ci siamo noi 
che 
abbiamo lasciato quei monti 
per venire 
in questa città
per 
lavorare,
migranti nella nostra terra
per 
poter immaginare 
un domani diverso
...
un domani diverso,
domani,
forse,
perché oggi non c'è tempo per immaginare
oggi
come possiamo
dobbiamo fare,
oggi c'è sangue 
e
frammenti
e
polvere,

oggi c'è orrore,

orrore 
a Bologna.


2 agosto 1980
85 morti

35 anni fa

35 anni che ancora aspettano





Perché le fate rompono il silenzio
per parlare di orrore?
forse 
per una vecchia abitudine che viene 
da lontano,
da quando eravamo piccine picciò,
e
le favole,
tra le braccia del nostro meraviglioso nonno,
diventavano racconti di vita,
di campi con i camini,
di giganti buoni che si chiamavano 
Nelson Mandela

Vecchie abitudini
che intercalavan  la ninna nanna della nonna
fatta di preghiere
a candele accese 
per scongiurare guerre

polenta e racconti 
di viaggi 
per immaginare un domani diverso

e
risa estive
 dove il sapore dell'anguria
si incontra con l'odore del fieno secco
con le lacrime della nostra mamma
che 
ogni anno,
dopo 35 anni,
ancora
ci racconta 
di quella mattina,
quando nella stalla
esplose il silenzio.



Parole che diventano racconti,
parole che hanno saputo 
raccontarci
la storia 
come una favola
trasformandola 
in 
memoria
e
vita